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mercoledì 8 maggio 2013

Sui libri




“Ci sono libri che ci accompagnano per una vita intera, che sono entrati nella nostra pelle e nei nostri pensieri. Libri di cui ricordiamo una sola frase , una riga, un verso soltanto. Libri che abbandoniamo dopo le prime pagine o che giacciono per anni sui nostri comodini. Libri che abbiamo letto da bambini e di cui ricordiamo ancora la copertina, l’odore, i colori. Libri che abbiamo letto e riletto decine di volte e conosciamo quasi a memoria. Libri che abbiamo letto ai nostri figli e poi ai nostri nipoti.
Ci sono libri che la scuola ci ha insegnato ad amare e libri che la scuola ci ha fatto odiare. Libri che abbiamo ricevuto in regalo da persone amate che custodiamo tra le cose  più preziose. Libri che abbiamo regalato o prestato  e non sono più tornati indietro. Libri famosi che leggiamo per dovere e libri sconosciuti che leggiamo per il gusto della scoperta di terre in esplorate. Libri che ci hanno dischiuso una lingua straniera. Libri che avremmo voluto leggere e non abbiamo mai trovato occasione per farlo.
ci sono libri che abbiamo comprato perchè avevano un bel titolo e una bella copertina e ci hanno tradito lungo i capitoli e libri che ci hanno regalato l’incanto di viaggi, di incontri, di emozioni indimenticabili. Libri sottolineati  a matita e libri con le orecchie sugli angoli, che quando li teniamo tra le mani si aprono sulle pagine delle nostre notti insonni.
Ci sono libri che ci hanno fatto viaggiare e libri che ci sono stati compagni, nel fondo di uno zaino, su sentieri irti e al passaggio di frontiere. Libri che ci hanno convinto a grandi imprese, spinti a lottare per un mondo migliore, aperto prospettive e sogni. Libri di cui ricordiamo il luogo e il giorno esatto in cui li abbiamo letti e che si sono radicati in quei luoghi in maniera indelebile. Libri che abbiamo perso su un treno e non sapremo mai come andavano a finire...”
Elena Granata, Leggere, ed. Città Nuova
"Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà."
  
Wislawa SzymborskaLa fine e l'inizio

"Così in un solo mese presso in media venti quintali di libri, ma per trovare la forza per questo mio benedetto lavoro, allora in questi trentacinque anni ho bevuta tanta birra che questa lager formerebbe una piscina da cinquant metri, un parco di peschiere per le carpe di Natale. Così contro la mia volontà sono diventato saggio e sto adesso accertando che il cervello è fatto di pensieri lavorati dalla pressa meccanica, di pacchi d’idee. Una noce di Cenerentola è la mia testa, alla quale i capelli sono bruciati e io so come dovevano essere ancor più belli i tempi in cui tutto il pensiero era iscritto soltanto nella memoria umana, quella volta se qualcuno avesse voluto pressare i libri avrebbe dovuto pressare teste umane, ma anche questo non sarebbe servito a nulla, perché i pensieri veri provengono da fuori, accanto all’uomo sono come tagliolini in una gavetta, sicché i Konias (censore boemo ndr) di tutto il mondo vanamente bruciano libri, e quando quei libri hanno registrato qualcosa che vale, si sente solo la risata silenziosa dei libri bruciati, perché un libro come si deve rimanda sempre altrove e fuori."

"Se io sapessi scrivere, scriverei un libro sulla maggiore felicità e sulla maggiore infelicità dell’uomo. Attraverso i libri e dai libri ho appreso che i cieli non sono affatto umani e che un uomo che sa pensare, anche lui non è umano, non che non lo voglia, ma ciò contrasta col giusto modo di pensare."
Bohumil Hrabal, Una solitudine troppo rumorosa
"Mi trovavo nella sala di lettura della biblioteca Marciana a Venezia, circondato da migliaia di libri, alcuni coperti appena dalla polvere, altri confusi tra i riflessi dei vetri, quelli all’ultimo piano assomigliavano a delle tastiere rosse, verdi, marroni.. Da qualche parte avevo letto che tutti quei rettangoli ordinati come finestre di falansteri potevano ricordare i loculi, assiepati uno accanto all’altro, in attesa di qualcuno che li venise a trovare. Già ma quando? E perché? Il libro di Gerhard Jaeger su Alessandro di Afrodisia, o La storia del papiro di Tebe di Douglas Walton sarebbero mai stati cercati da qualcuno? E il manoscritto tradotto da Friedrich Walser nel 1932 riguardante il primo esempio di testo chiasmatico della commedia attica, uno strano intreccio fra Le nuvole di Aristofane e L’apologia di Socrate, sarebbe mai stato chiesto alla signora che guardava lo schermo del computer con fissità impiegatizia."
Antonio Brodinger, Improvvisi
“Viceversa, con l’andar del tempo, la vita m’ha chiarito i libri. Ma anche questi mentono, anche i più sinceri. I meno abili, in mancanza di parole e di frasi nelle quali racchiuderla, colgono della vita, un’immagine povera e piatta; altri, come Lucano, l’appesantiscono, l’ammantano di una dignità che non possiede. Altri ancora, al contrario, come Petronio, l’alleggeriscono, ne fanno una palla vuota e saltellante, che è facile prendere e lanciare in un universo senza peso. I poeti ci trasportano in un mondo più vasto, o più bello, più ardente o più dolce di quello che ci è dato; per ciò appunto, diverso, e, in pratica, pressoché inabitabile. I filosofi sottopongono la realtà, per poterla studiare allo stato puro, press’a poco alle stesse trasformazioni che subiscono i corpi sotto l’azione del fuoco o del macero: di un essere o di un avvenimento, quali li abbiamo conosciuti noi, pare  non sussista nullain quei cristalli o in quella cenere. Gli storici ci propongono una visione sistematica del passato, troppo completa, una serie di cause ed effetti troppo esatta e nitida per aver mai potuto esser vera del tutto; rimodellano questa docile materia inanimata, ma io so che anche a Plutarco sfuggirà sempre Alessandro. I narratori, gli autori di favole milesie altro non fanno che appendere in mostra sul banco, a guisa di macellai, piccoli pezzi di carne graditi alle mosche. Mi trovereri molto male in un mondo senza libri, ma non è lì che si trova la realtà, dato che non vi è per intero.”
"(...)Fondare biblioteche, è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire."
Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano, traduzione di Lidia Storoni Mazzolani
"Il Maestro, già euforico per l'imminente cavalcata, gettò a terra un libro, ne scompigliò le pagine sulla tovaglia in fiamme, e il libro divampò allegramente.
- Brucia, brucia, vita passata!
- Brucia, sofferenza! - gridava Margherita"
Michail Afanas'evic Bulgakov, Il Maestro e Margherita
"Sul finire del XII secolo il libro si carica di un simbolismo che conserverà sino ai nostri tempi. Diventa il simbolo di un tipo di oggetto senza precedenti, visibile ma intangibile, che chiamerò il testo libresco. Nella lunga storia sociale dell'alfabeto l'impatto di questo sviluppo può essere paragonato solo a due altri eventi: l'introduzione della scrittura totalmente fonetica, intorno al 770 a.C., che fece del greco una lingua sulla quale il parlante poteva riflettere, e la diffusione della stampa nel secolo XV, che fece del testola potente matrice di una nuova concezione del mondo, letteraria e scientifica."
Ivan Illich, Nella vigna del testo
"Il XIX secolo ha scoperto uno spazio di immaginazione di cui le età precedenti probabilmente non avevano sospettato la potenza. Questo nuovo luogo di fantasmi non è più la notte, il sonno della ragione, il vuoto incerto spalancato davanti al desiderio: è al contrario la veglia , l’attenzione continua, lo zelo erudito, l’attenzione sempre vigile. Il chimerico ormai nasce dalla superficie nera e bianca dei segni stampati, del volume chiuso e polveroso che si apre su un volar via di parole obliate; si dispiega con cura nella biblioteca attutita, con le sue colonne di libri, i suoi titoli allineati, i suoi scaffali che la limitano da tutte le parti ma che per un altro verso si spalancano su mondi impossibili. L’immaginario si inserisce tra il libro e la lampada. Non si ha più il fantastico nel proprio cuore; non lo si attende più dalle incongruità della natura; lo si attinge dall’esattezza del sapere; la sua ricchezza attende tra i documenti. Per sognare, non bisogna chiudere gli occhi, bisogna leggere. La vera immagine è conoscenza. Sono parole già dette, recensioni esatte, masse d’informazioni minute, particelle infinitesime di monumenti e di riproduzioni di riproduzioni che portano nell’esperienza moderna i poteri dell’impossibile. Non c’è altro che il rumore assiduo della ripetizione che possa trasmetterci quello che può accadere una sola volta. L’immaginario non si costituisce contro il reale per negarlo o compensarlo; si stende tra i segni, da libro a libro, nell’interstizio delle ripetizioni e dei commentari; nasce e si forma nell’intercapedine dei testi. È un fenomeno da biblioteca"
"La Tentation si riporta in maniera seria nell’immenso dominio dello stampato; prende posto nell’istituzione riconosciuta della scrittura. È meno un libro nuovo, da mettere accanto agli altri, che un’opera che si stende sullo spazio dei libri esistenti. Li ricopre, li nasconde, li rivela, con un solo movimento li fa brillare e sparire. Non è solo un libro che Flaubert per molto tempo ha sognato di scrivere; è il sogno degli altri libri: di tutti gli altri libri, sognanti, sognati - ripresi, frammentati, spostati, combinati, allontanati, messi a distanza dal sogno, ma da questo anche ravvicinati fino alla soddisfazione immaginaria e scintillante del desiderio. Con  La Tentation Flaubert ha forse scritto la prima opera letteraria che abbia il suo spazio specifico nel solo spazio dei libri: in seguito, Il libro di Mallarmé diventerà possibile, poi Joyce, Roussel, Kafka, Pound, Borges. La biblioteca è in fiamme.
Michel Foucault, Scritti Letterari
«Un libro, semplicemente, in parecchi tomi, un libro che sia un libro, architettonico e premeditato, e non una raccolta di ispirazioni casuali, fossero pure meravigliose… Andrò più oltre e dirò: il Libro, persuaso che in fondo non ve n’è che uno, tentato a sua insaputa da chiunque abbia scritto, persino i Genî. La spiegazione orfica della Terra, che costituisce il solo dovere del poeta e il gioco letterario per eccellenza: poiché il ritmo stesso del libro, allora impersonale e vivo fin nella sua paginazione, si giustappone alle equazioni di questo sogno, o Ode».
S. Mallarmé lettera a Paul Verlaine del 16 novembre 1885, in Œ. C., I, p. 788 (tr. it. in S. Mallarmé, Tutte le poesie e prose scelte, Parma, Guanda, 1966, p. 327).
"In un certo scaffale d’un certo esagono (ragionarono gli uomini) deve esistere un libro che sia la chiave e il compendio perfetto di tutti gli altri: un bibliotecario l’ha letto edè simile a un dio. Nel linguaggio di questa zona  si conservano alcune tracce del culto di quel funzionario remoto. Molti peregrinarono in cerca di Lui, si spinsero invano nelle più lontane gallerie. Come localizzare il venerando esagono sereto che l’ospitava? Qualcuno propose un metodo regressivo: per localizzare il libro A, consultare B, consultare previamente il libro C; e così all’infinito...In avventure come queste ho prodigato e consumato i miei anni.

Jorge Luis BorgesLa Biblioteca di Babele
“Bisogna dunque sapere che il detto gentiluomo, nei momenti che stava senza far nulla (che erano i più dell’anno), si dedicava a leggere libri di cavalleria con tanta passione, con tanto gusto, che arrivò quasi a trascurare l’esercizio della caccia, nonché l’amministrazione della sua proprietà; e arrivò a tanto quella sua folle mania che vendette diverse staia di terra da semina per comprare romanzi cavallereschi da leggere, e in tal modo se ne portò  in casa quanti più riuscì a procurarsene e fra tutti, non ce n’erano altri che gli piacessero quanto quelli composti dal famoso  Feliciano de Silva, poiché il nitore della sua prosa e quei suoi ingarbugliati ragionamenti  gli parevano una delizia, specie quando arrivava a leggere quelle dichiarazioni amorose o quelle lettere di sfida, dove in certi punti trovava scritto: “La ragione dell’irragionevole torto che alla mia ragion vien fatto , mortifica in tal modo la mia ragione, che con ragione mi dolgo della vostra bellezza”. O quando leggeva: “... gli alti cieli che nella vostra divintà divinamente con le stelle vi fortificano e vi fanno meritare il merito che merita la grandezza vostra.”
Miguel de Cervantes, Don Chisciotte
"Innanzitutto va ricordata una differenza fondamentale tra Corano e Vangelo: il primo è la rivelazione divina mentre il secondo è, a rigore, "un resoconto della rivelazione non la rivelazione stessa. Nel caso del cristianesimo il Verbo si è fatto carne nella persona di Gesù cristo; nel caso dell'islam, e anche dell'ebraismo, la Parola divina si è "incarnata" in una scrittura. (...) Di più: il Corano rivelato da Allah a Maometto è la copia di un libro celeste, coesistente con Dio dall'eternità."
Silvio Ferrari, Lo spirito dei diritti religiosi
 “Socrate: Talvolta mi sembra che la nostra anima assomigli a un libro.
Protarco: E come? 
Socrate: Mi sembra che la memoria, combinandosi insieme alle sensazioni, e quelle disposizioni dell’anima, che si verificano in questa situazione, talvolta scrivano quasi delle parole nella nostra anima: e quando viene scritto il vero, accade che in noi vi siano opinioni vere e veri discorsi, ma se questo scrivàno che è dentro di noi scrive il falso, deriveranno cose opposte alla verità .
Protarco: Certo, mi pare sia così, e accetto le tue parole.
Socrate: Devi però ammettere che anche un altro artefice si trova in quel caso nelle nostre anime.
Protarco: E chi è?
Socrate: Un pittore, che dopo lo scriba ritrae nell’anima una rappresentazione di quelle cose che sono state dette.
Protarco: Come e in quale momento diciamo che vi sia questo artefice?
Socrate: Quando, conducendo lontano dalla vista o da qualche altra sensazione l’oggetto delle opinioni e dei discorsi di un tempo, uno vede dentro di sé le immagini di ciò che è stato pensato o detto. Non avviene forse così dentro di noi?
Protarco: Ma certamente?"
Platone, Filebo
L'immagine del libro innaffiatoio è di  Yousra Lachhab, la foto del libro bianco un'installazione ad Artefiera 2013

martedì 23 aprile 2013

Corpo e spirito


“E la cosa non sembrerà per niente strana a chi sapendo quanti diversi automi o macchine semoventi può costruire l’industria umana, impiegandovi solo pochissimi pezzi  in confronto alla gran quantità di ossa, muscoli, nervi, arterie, vene, e di tutte le altre parti che sono nel corpo di ogni animale, consideri questo corpo come una macchina che, essendo opera delle mani di Dio, è incomparabilmente meglio regolata e porta in sé movimenti più degni di ammirazione di tutte quelle che gli uomini possono inventare.”

 “...Infatti anche lo spirito dipende tanto strettamente dal temperamento e dalla disposizione degli organi del corpo che, se è possibile trovare un modo di rendere  gli uomini in genere più assennati ed efficienti di quanto non lo siano stati finora, credo si debba cercarlo nella medicina. È vero che, come la si pratica oggi, contiene poche cose di rilevante utilità; ma pur non proponendomi affatto di denigrarla, sono certo che nessuno, neanche tra quelli che la esercitano professionalmente, negherebbe che tutte le cognizioni che ne hanno sono pressoché nulla in confronto con quanto resta da scoprire, e che si potrebbe evitare un’infinità di malattie, del corpo come dello spirito, e persino, forse, il decadimento senile, se si conoscessero abbastanza a fondo le loro cause e tutti i rimedi di cui ci ha fornito la natura.”
Cartesio, Discorso sul metodo

martedì 16 aprile 2013

Sapere è un verbo all’infinito


“Scrivere un libro sul sapere a partire dalla nostra esperienza è stata una specie di necessità, nata da una profonda insofferenza. Insofferenza verso un’idea convenzionale di sapere che ignora le relazioni e le comunanze tra i suoi vari campi, e si trincera dietro codici e discipline. “Ah, ma anche i pedagogisti fanno ricerca?”, “Ma tu sei architetto o ingegnere?”, “Se sei musicista perché hai studiato anche filosofia?”, amenità che rivelano schemi precostituiti e ben consolidati nel nostro contesto culturale.” 
“Il primo passo per eseguire correttamente la musica da camera è imparare a non mettersi in luce, a tirarsi indietro. L’insieme non si realizza con l’autoaffermazione imperioso delle singole parti che produrrebbe un barbarico caos, ma riflettendo su se stessi e ponendosi dei limiti.” 
“Tutti erano impegnati intorno all’unica opera: i falegnami dediti a costruire le impalcature e a preparare le travi a capriate per sorreggere il tetto; i fornaciai impegnati nella cottura dei mattoni; i manovali per la preparazione delle malte; i tagliapietre a scegliere le pietre più adatte; i costruttori di macchinari, i fabbri, gli scalpellini...”. 
“Entrare in dialogo con gli studenti e facilitare il confronto tra loro significa porre le premesse perché non rimangano quello che sono ma diventino quello che possono diventare.”
Le quattro citazioni appartengono al libro Sapere è un verbo all’infinito di Anna, Chiara, Elena Granata (ed. Il Margine). Anna è psicologa e insegna Pedagogia generale interculturale all’Università di Torino, Chiara è dottore in filosofia e arpista, Elena architetto e docente di Analisi della città e del territorio  e Geografia urbana presso il Politecnico di Milano. Tre sorelle che hanno deciso di attraversare  i territori dei loro saperi dando vita a una mappa sorprendente. Saliamo sui ponteggi delle cattedrali medievali e scopriamo che i committenti di quei cantieri, vescovi o presbiteri, sono anche i promotori delle Università. La faccia di Samuel Beckett descritta da Tullio Pericoli è il punto di partenza per le  analogie fra volto e paesaggio. La straordinaria esperienza dei tribunali post apartheid in Sudafrica racconta come la riconciliazione fra carnefici e vittime sia possibile. Negli ospitali di Venezia e Napoli, nel Settecento, gli ultimi diventano musicisti di talento. A Urbino scuola e città scambiano le loro strade e rappresentano un esperimento unico. Pilpul è il termine onomatopeico che nella formazione rabbinica indica la capacità di spaccare il capello in quattro: dissentire è considerato un fattore positivo non un ostacolo. Nel libro le scene che si aprono sono infinite: dal laboratorio di chimica di Primo Levi alla cattedrale di Gaudì, alla rete di orchestre del Venezuela, a Filippo Brunelleschi che mostra ai suoi committenti come sta dritto un uovo sopra un tavolo, a Marguerite Yourcenar e Hannah Arendt mentre scrivono.
Sapere è un verbo all’infinito, non un potere da gestire o difendere; il sapere è democratico, tutti devono avere la possibilità di studiare e conoscere; il sapere è coraggioso, oltrepassa le frontiere;  il sapere è una relazione, un sorriso, una passione, un’idea una domanda inattese; a volte il sapere è, per dirla con le parole di Anna, Chiara, Elena, “la sovrabbondante generosità della vita che c'insegna qualcosa che non sta nei libri”.

lunedì 8 aprile 2013

Il Rejuvenator


Otto Overbeck fu un chimico inglese che nel 1924 brevettò il Rejuvenator, un apparecchio elettrico che garantiva eterna giovinezza. Consisteva in una scatolina  ricoperta di finta pelle, con all’interno una batteria che permetteva di erogare corrente a basso voltaggio, dai 4 ai 12,5 volt; collegati alla batteria quattro applicatori-elettrodi di forma diversa, tubolari, a pettine e a piastra. Quello a pettine andava sistemato sulla testa, gli altri sulla schiena o in altre parti del corpo. Poi veniva fatta passare la corrente che dava un leggero formicolio. Overbeck sosteneva che l’elettricità avrebbe restituito il vigore giovanile, eliminata la stanchezza dell’età, il mal di schiena, il mal di testa e perfino risolti la calvizie e i capelli bianchi. Fu un successo mondiale, in appena tre anni Overbeck si arricchì e, per contrastare le critiche degli ambienti medici, pubblicò un trattato di circa 250 pagine dal titolo Una nuova teoria elettronica della vita, nel quale sostenne che noi

giovedì 4 aprile 2013

Elogio della fuga


Henri Laborit è stato uno dei maggiori biologi e filosofi del comportamento umano. Nel 1976 su richiesta del suo editore scrive Eloge de la fuite, Elogio della fuga, un libro che propone di sottrarsi alla logica che regola i rapporti umani ben illustrata dalla vignetta qui a fianco: essere dominati o dominare. Uscire da questa impasse non sembra possibile, ma esserne consapevoli può aiutarci a trovare nuove strade. “Nel nostro mondo – scrive Laborit - molto spesso non si incontrano uomini, ma agenti di produzione, professionisti che non vedono più in noi l’Uomo, ma il concorrente, e appena il nostro spazio gratificante interagisce con il loro  cercano di prendere il sopravvento, di sottometterci. Allora se non siamo disposti a trasformarci in hippies o in drogati dobbiamo fuggire, rifiutare, se possibile, la lotta, perché quegli avversari non ci affronteranno mai da soli ma si appoggeranno sempre ad un gruppo, ad un’istituzione.

domenica 24 marzo 2013

Lego Serious Play: se includi innovi




Robert Rasmussen, piscologo, educatore, consulente per la Nasa ed eBay, è un signore danese che a una certa età si è messo a giocare con i Lego, i mattoncini colorati della nostra infanzia. I Lego li ha inventati un suo connazionale negli anni Venti, si chiamava Ole Kirk Christiansen e il suo motto era leg godt che in danese significa gioca bene. Rasmussen ha giocato talmente bene con i Lego che li ha trasformati in un metodo di formazione e motivazione dei gruppi di lavoro (organization design, team building and management), il Lego Serious Play. La sua società oggi ha sedi negli Stati Uniti, in Danimarca, a Tokyo, Singapore, in Francia e a Buenos Aires. Ieri, per la prima volta, Rasmussen è venuto in Italia, alla Fiera del Restauro di Ferrara, invitato dal professor Marcello Balzani, responsabile del polo Teknehub dell’Università di Ferrara e direttore del Diaprem, hub di riferimento per il restauro e la valorizzazione dei beni culturali.  Due innovatori sulla stessa scena.

venerdì 22 marzo 2013

Ritratto d'artista


Pellerin leggeva tutti i libri di estetica per scoprire la vera teoria del Bello, convinto che, dopo che l’avesse trovata, avrebbe fatto dei capolavori. Si circondava di tutti gli ausili immaginabili: disegni, gessi, modelli, incisioni; e cercava, si rodeva, accusava il tempo, i nervi, lo studio, usciva nella strada per trovare l’ispirazione, trasaliva di gioia perché gli pareva  di averla afferrata, poi abbandonava l’opera e ne sognava un’altra che doveva essere più bella. Così, tormentato da bramosie di gloria, sprecava le giornate in discussioni, e prestando fede a mille scempiaggini, ai sistemi, alle critiche, all’importanza di un ordine o di una riforma in materia d’arte, a cinquant’anni non aveva creato altro che abbozzi.
Gustave Flaubert, L’educazione sentimentale

domenica 17 marzo 2013

Gocce di pioggia


...gocce di pioggia, sempre tornando, due sigarette accese, non si dovrebbe è vero, Libertango di Piazzolla , e A house is not a home , chi è Javier Cercas, non lo so nemmeno io, non ho letto niente di lui, ma il nome suona bene suona lontano, e tutto ciò che è lontano o non interessa o affascina, a me affascina, non credo si vada ai festival letterari per gli autori ma perché, come in altre occasioni, ti senti parte di qualcosa di più grande, lui comunque ha scritto una cosa su cui si può essere d'accordo, la scrittura è ricerca  di verità, che non è verità storica, ma soltanto poetica, morale in questo senso, ma solo in questo senso più universale, se tutto ciò non ha un senso, ma c'è qualcosa che non ha senso?, è solo perché scritto  a l'una di notte, quindi d'un fiato, senza riflettere, senza proteggersi, come l'onda di Tagore, che non si nasconde e non raggiungerà mai la rosa, l'onda non riesce a prendere il fiore che galleggia: quando cerca di raggiungerlo lo allontana...bisognerebbe forse essere artisti come suggerisce Rilke: non calcolare o contare; maturare come l'albero, che non incalza i suoi succhi e fiducioso sta nelle tempeste di primavera, senza l'ansia che dopo possa non giungere l'estate. L'estate giunge. Ma giunge solo a chi è paziente e vive come se l'eternità gli stesse innanzi, così sereno e spensierato e vasto...

mercoledì 13 marzo 2013

Gli spostati



La sala della biblioteca con le pareti in mattoni rossi si riempie. Tra pochi minuti comincia la serata letteraria. Le sedie sono tre: sulla prima una signora bionda, sulla seconda la sua giacca. Prendo posto sulla terza. Arriva un amico della signora, grugno antipatico, chili di troppo, cappotto in cashmere e cappello da pioggia neri. Guarda verso di me con insistenza, credo sia incuriosito dallo schermo dell’iPhone sul quale controllo la posta. A un certo punto dice: Scusi si potrebbe spostare che ci serve la sedia per mettere i cappotti. Mi volto e rispondo: Mi sembra una richiesta inusuale, comunque... Comunque non mi piace sedere accanto agli stronzi (questo lo penso), e mi sposto nella fila vicino. Racconto l’aneddoto alla spettatrice alla mia destra. Ridiamo. E quelli che ti fanno spostare sugli Eurostar? Arrivano sicuri con il loro biglietto in mano: Quello è il mio posto. Tu guardi lo scompartimento mezzo vuoto ma loro continuano a fissarti, il messaggio è Spòstati, e allora ti sposti. Il biglietto non dà diritto a un bene insostituibile, ma solo a un posto uguale a tanti altri. Come la sedia dei cappotti non è che una delle tante disponibili. Cos’è in gioco nello spostamento? Una lotta per la proprietà, un’affermazione d’onnipotenza, un’inconscia ricerca del proprio posto nel mondo? Non lo so, ma gli spostàti (dal territorio del buon senso e dell’educazione) non siamo noi sono loro.

lunedì 11 marzo 2013

Le strade dell’inferno


Quando leggi Le Città invisibili di Calvino t’inoltri fra vicoli tortuosi, vie pensili, torri fumanti, ponti sospesi sul vuoto, piazze a spirale, bifore moresche, cupole a cipolla, nascondigli acquatici, porti avvolti dalla nebbia, boschi d’ebano, scale oltre le nubi, per arrivare nell’ultima pagina in un luogo che non ti saresti immaginato, avresti voluto restare lì sospeso fra i segni e le metafore, le interpretazioni e le fantasie, e invece ti ritrovi all’inferno con un'accurata indicazione sulla strada da seguire: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione, apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.
Italo Calvino, Le città invisibili

venerdì 8 marzo 2013

Don Chisciotte e gli occhiali


Gli occhiali sono quelli di Cesare Segre, filologo e critico letterario, e di Javier Cercas, scrittore, che in questi giorni hanno scritto del prode hidalgo creato da Cervantes. Per Segre: “Il cavaliere della Mancia è pazzo, perché crede di vivere ancora nel mondo dei romanzi, tra sfide e duelli, salvataggio di damigelle indifese e fama gloriosa; ma per il resto è una persona di alti sentimenti, quasi un maestro. È dunque una delle molte vittime che fa la letteratura, quando non si è capaci di distinguerla dalla realtà (tra i discendenti più famosi di don Chisciotte c’è Madame Bovary). Scrive Cercas:”Cervantes ha creato il romanzo moderno (e l’ha quasi esaurito) dotandolo di due regoli fondamentali. La prima è che il romanzo è un genere privo di regole, vale a dire: è il genere della libertà totale. La seconda è che è il paradiso dell’ironia, intesa come strumento di conoscenza: Don Chisciotte è un matto da legare, ma è anche pieno di assennatezza e di saggezza;  Don Chisciotte è un personaggio ridicolo, ma è anche il cavaliere più nobile e più coraggioso, "il re degli hidalgos/signore dei tristi" di Ruben Dario.È questo, l’ironia: la chiave che apre le porte della verità, facendoci scoprire che essa è quasi sempre poliedrica, che le cose possono non essere una cosa sola ma una cosa e il suo contrario. Questo i fanatici  non lo capiranno mai, e perciò i fanatici hanno sempre destestato il romanzo.”
Don Chisciotte è forse il ritratto di ognuno di noi che nell’affrontare la vita è un po’ sognatore, un po’ ridicolo, un po’ pazzo, un po’ triste, un po’ ironico. Le vite delle persone che incontriamo ogni giorno non sono meno bizzarre della sua. E molte non leggono romanzi.
foto: Don Chisciotte e Ronzinante, dipinto di Honoré Daumier

martedì 5 marzo 2013

Messa a fuoco


Due rettangoli bianchi, mare blu profondo, una donna in abito nero guarda le onde, due ragazze nei bagni si lavano le mani, gambe e tacchi rossi su scala in alluminio appoggiata a mille scatole (Guy Bourdin). Come guardiamo le cose, qual è la distanza giusta tra noi e loro, tra noi e le nostre fantasie? Più che la distanza è il vetro che conta, dev’essere smerigliato e regolabile come nell’apparecchio di campagna Lamperti e Garbagnati con soffietto a cono e chassis doppi a mezza persiana, è un cubo di legno, l’obiettivo un cilindro in ottone, sulla parte posteriore il vetro smerigliato, si osserva l'immagine trasmessa dall’obiettivo, se si sostituisce il vetro smerigliato con una lastra sensibile alla luce l’’immagine è negativa, cioè a toni invertiti, successivi trattamenti la trasformano in positiva, le lastre sono negli chassis, le due parti sono collegate da un manicotto estensibile a tenuta luce, il soffietto è regolato da un meccanismo a doppia cremagliera che permette di variare la distanza fra l’obiettivo e il vetro smerigliato, dalla variazione dipende la nitidezza dell’immagine, ovvero la messa a fuoco di un naturalista con alambicchi, 1854, una natura morta con gufo, il maniscalco con il vestito di festa, 1850, ritratto d'uomo con strabismo, Cavour con ufficiale francese, donna defunta, 1850, donna con macchina da cucire, nudo femminile, 1880, Vienna Esposizione universale Galleria delle belle arti, giovane donna che aiuta l’amica a tirare i lacci di un corsetto, 1902, il grande mercato della verdura a Mosca, Flatiron New York, due uominini e una donna con sullo sfondo l’Aiguille du Drou Chamonix, donne in camera da letto, ricamatrici a Ceylon, tempio di Badrimat Himalaya, la torre di David Gerusalemme, scalata del Monte Bianco, donna giapponese che si trucca, Peggy Guggenheim, Budapest ottobre 1956, domatore di cavalli, albina mangiatrice di spade, morte di un miliziano lealista, Spagna 1936, Luchino Visconti, gioco indiano: uno dei 35.000 scatti Sheriff Curtis raccolti dal 1896 al 1930 tra un centinaio di tribu del Nordamerica, fabbrica italiana delle cerate di Moncalieri, Eleonora Duse, donna con teschio, Mussolini arrestato durante un comizio interventista nel 1914, una coppia di contadini di spalle su una strada sterrata: lui abbraccia lei, il rastrello e la falce sulla spalla come due bandiere dopo la battaglia, sul lato destro un mulino, Inghilterra 1890, famiglia di marinai a Napoli, il pallone aerostatico di Nadar, un foglio con qualche appunto: la Jumelle di Guido Sigriste, 1898, inventata per fotografare i cavalli in corsa, una Stirn per lastre tonde, 1886, una Goerz stereo: binocolo e apparecchio fotografico, Berlino 1899, una beach camera per foto formato cartolina con consegna in pochi minuti, usata da fotografi itineranti nei luoghi di vacanza, poi l’ultima immagine: lui guarda oltre il vetro un profumo sconosciuto, capelli neri e luceMuseo nazionale Alinari, Firenze 2 marzo 2012

domenica 3 marzo 2013

20 tweets per scrivere in Rete ... e non solo



1) Il difficile è il messaggio, cercatelo.

2) Scrivere è unire delle parole, non parole.
3) Un verbo ha più forza di un sostantivo.
4) Il segreto è nei dettagli.
 5) Non perdere il filo del discorso: l’intreccio affascina, il garbuglio no.
6) Frasi subordinate con molto giudizio.
7) Scegliere un’immagine coerente.
8) Metafora o metonimia: sale e pepe della scrittura.
9) Le parole necessarie non hanno aggettivi né, naturalmente, avverbi.
10) I neologismi efficaci sono strarari.
11) Foreign words grab your attention.
12) Ogni sinonimo ha altri sinonimi.
13) Semplice è diverso da banale.
14) La punteggiatura costruisce il ritmo.
15) Leggero, barocco, complesso, questioni di stile.
16) Rime, ripetizioni, allitterazioni in minime porzioni.
17) I numeri garantiscono l’effetto “wow”, anche i nomi famosi.
18) Strano piace e l’ironia conquista.
19) Curate il carattere, il corpo e l’interlinea.
20) Rileggete ad alta voce e anche oirartnoc la; salvare e rileggere dopo
       quarantott’ore.



martedì 26 febbraio 2013

Chiacchiere, datteri e the


Nei libri a volte accade di prendere un biglietto per due viaggi, uno è quello della propria fantasia, tutto quello che ci sarebbe accaduto se i protagonisti fossimo noi, l’altro è quello delle immagini associate alle parole dell’autore, cosa ci vuol dire, qual è il suo mondo. Questo secondo viaggio in Chiacchiere Datteri e The, ultimo libro della giornalista e scrittrice Ilaria Guidantoni, pubblicato dalla giovane e dinamica casa editrice Albeggi, è un carnet  de voyage d’incontri e riflessioni che procedono con piacevole rapidità ed esattezza fra librerie, redazioni di giornali, gallerie d’arte, quartieri popolari, grandi alberghi, pasticcerie. Il lettore respira l’aria di una capitale che non ha ancora capito se sta vivendo una rivoluzione o una restaurazione con l’ascesa al potere del partito islamico Ennadha a scapito dei movimenti laici.

sabato 23 febbraio 2013

Leggere il futuro



Un portico accogliente, una volta luminosa che poggia su colonne di libri, enigmi palladiani e borgesiani m’inseguono su per le scale mute, e tutt’intorno l’acqua frenetica di barche e vaporetti, e chissà perché penso a Brodskij, mi fermo per un attimo prima d’entrare. Dietro un vetro la xilografia dell’astrolabio sferico del libro Opusculum de sphaera clarissimi Ioannes de Sacrobosco (Vienna 1518), le armille e il cerchio con i segni zodiacali riproducono la sfera celeste inventata da Eratostene. Ora sono di fronte a un cielo stellato e il sole, due galeoni in mezzo al mare, un monaco che scrive chino sopra un mappamondo e ai lati Mercurio, una bussola, un compasso, Marte, Venere, uno spartito musicale (Sphera volgare Venezia 1537) e poi insieme a quattro astronomi, uno con il quadrante in mano misura il cammino della luna (Bernardus de Granollachs, Summario de la Luna, Vienna 1518). Le stelle in queste antiche effemeridi sono asterischi e la luna poco più di una parentesi, gli sguardi e gli indici sono sempre puntati verso l’alto (Giovanni Agostino Panteo, Lunario perpetuo, Venezia 1535). Nel Kalendarium del Regiomontano (Venezia 1476) la giornata è divisa in 12 ore di giorno-chiaro e 12 della notte: d’estate le ore hanno 75 minuti e d’inverno 45.
Astronomi, alchimisti, filosofi e profeti guardano il cielo non solo per misurare il tempo ma anche per prevedere il futuro: incerto era il gioco della vita e forte la paura della fine del mondo. Tommaso Rangoni pronostica con un anno di anticipo un diluvio veramente avvenuto: De la vera prognostication del diluvio del 1524, Venezia 1523.

lunedì 18 febbraio 2013

Metafore


- Cosa ti ha detto?
- Metafore
- Non ti ho mai sentito pronunciare una parola così lunga. Che “metafore ti ha detto?
- Mi ha detto... Mi ha detto che il mio sorriso si espande come una farfalla sul mio volto
- E poi
- Be’, quando mi ha detto così, io ho riso
- E allora?
- E allora ha detto una cosa del mio riso. Ha detto che il mio riso era una rosa, una lancia che si sfila, un’acqua che prorompe. Ha detto che il mio riso era un’onda d’argento repentina.
- Figlia mia, non dirmi altro. Siamo di fronte a un caso molto pericoloso. Tutti gli uomini che cominciano toccando con le parole, poi arrivano più lontano con le mani.
- Che cos’hanno di male le parole? domandò Beatriz abbracciando il cuscino.
- Non c’è peggior droga del bla-bla. Fa sì che una barista di paese si senta una principessa veneziana. E poi, quando viene il momento della verità e torni con i piedi per terra, ti rendi conto che le parole sono un assegno a vuoto. Preferisco mille volte che un ubriaco ti tocchi il culo al bar, ma non che ti dicano che un tuo sorriso vola più alto di una farfalla!
- Si espande  come una farfalla ! saltò su Beatriz
- Che voli o si espanda fa lo stesso! E sai perché? Perché dietro le parole non c’è niente. Sono fuochi d’artificio che si disfano nell’aria.
- Le parole che mi ha detto Mario non si sono disfatte nell’aria. Le so a memoria, e mi piace ripensarle quando lavoro.
- Me ne sono accorta, domani fa la valigia e vai per qualche giorno da tua zia a Santiago.
- Non voglio.
- La tua opinione non conta. La cosa è grave.
- Cosa c’è di male se un ragazzo ti parla? Succede a tutte!
- La madre si annodò lo scialle.
- Primo si vede lontano un miglio che le cose che ti dice le ha copiate da Neruda.
- Beatriz inclinò il collo e fissò la parete come se fosse l’orizzonte. No mamma! Mi guardava, e le parole gli uscivano di bocca come uccellini.
Il Postino di Neruda, Skarmeta

sabato 9 febbraio 2013

Morsi - La seduzione - assaggi letterari e ricette


Assaggi letterari e degustazioni in compagnia della cuoca dotta Madame Tiziana Tenenbaum Royal, dello scrittore austrovesuviano Mario Anton Orefice, della musa incantatrice Milady Daniela Castiglione, dell'oste funambolo Giuseppe Loıd. Sabato 16 febbraio 2013 h 20.45, iscrizioni 3293818280. Location: Casadesergio
Sedurre è portare con sé qualcuno ma anche portare sé stessi da qualche parte, lontano; sedurre è sguardo, bellezza, mani, odori, cuore, intelligenza, un tendere e un attendere sogni, scritture, parole, viaggi; sedurre è sorprendere e differire per continuare a desiderare. 
Vi sedurremo con il seducente menu di Tiziana "Tenenbaum Royal" Nuvoli: Compressione di fagioli e mazzancolle "alla maniera" di Bottura. Riso Venere in crema di zucca, taleggio e torbato. "Morsi" di pollo marsalati all'Arancia. Insalata di funghi con fonduta di Parmigiano Reggiano e Aceto Balsamico di Modena. Colata "Piccante" di cioccolato fondente. Prosecchi, Marzemini, Passiti. Vi sedurremo sedotti da Sherazade (Mille e una notte), Cyrano de Bergerac (Rostand), Don Giovanni (Molière), dal Professore di desiderio (Philip Roth), da Bohumil Hrabal (Ho servito il re d'Inghilterra), dal Postino di Neruda (Skármeta), e da...Voi. La prima edizione di Morsi si è tenuta nell'estate 2012.
Foto: Edward West, Nude, 1936

venerdì 1 febbraio 2013

Nuoto

"Gli piaceva paragonare il pensiero filosofico al nuoto: il corpo umano tende naturalmente ad affiorare alla superficie e occorre fare uno sforzo per andare a fondo;  la stessa cosa accade con il pensiero. Parlando di umana grandezza, egli disse una volta che secondo lui la grandezza dell'uomo è proporzionata alla fatica che il suo lavoro gli costa."
Norman Malcolm, Ludwig Wittgenstein

Angelus Novus


“C’è un quadro di Klee che si intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente  nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso è questa tempesta.”


Walter Benjamin,  Thesen über den Begriff der Geschichte

giovedì 31 gennaio 2013

Contesto Derrida


“Chiunque leggerà questi appunti senza avermi conosciuto, senza aver letto e capito le cose che ho scritto altrove, resterà cieco e sordo di fronte ad essi, anche se sarà convinto di averli compresi facilmente”, scrisse Derrida nel 1976 nei suoi diari. La facile comprensione era per Derrida un’illusione. Il linguaggio per lui dice sempre qualcosa di più di quello che vogliamo fargli dire; ha una tendenza a sabotarsi da solo, alle volte ad autoaggredirsi; chiarezza, trasparenza e comprensione restano un’utopia. Derrida scrisse continuamente di Sè, in quelle che Benoit Peteers chiama biografie che non sono biografie. La prima metà di La carte postale. De Socrate à Freud et au-delà, (1980) è una raccolta di lettere destinate a un’amante senza nome. il suo saggio del del 1991 Circumfession, scritto come uno stream of consciousness mentre sua madre era malata, si muove tra riflessioni sulla circoncisione, la morte, Sant’Agostino e ricordi dell’infanzia. La sua reale ambizione, suggerisce Peeters, forse era quella di essere un poeta o un romanziere; verso la fine  della sua vita  sembrava più preoccupato di lasciare una traccia nella storia della lingua francese che un’eredità filosofica. Nel disseminare i suoi scritti d’indizi ed evidenti confessioni, egli dà vita a un gioco sfuggente di aperture e occultamenti, suscita curiosità ma non si mostra limpidamente. Tuttora i suoi scritti sono una guida complessa alle cose che lo interessavano: il desiderio di trovare un rassicurante “centro” a cui legare i nostri pensieri; la tormentata relazione occidentale con l’ “altro coloniale”; i travagli dell’identità ebraica; il senso di eventi traumatici come l’Olocausto; il potere del segreto.

sabato 19 gennaio 2013

Nella rete


"Da alcuni anni c’è una metafora che ha un certo successo, il concetto espresso con rete e sistema a rete che ha investito l’intero mondo vitale (Lebenswelt), sia che si tratti di criminalità o sport, di borsa o botanica. Ogni ambito è collegato sia al proprio interno che con gli altri. Si può addirittura dire che mai prima d’ora è esistito un concetto e uno strumento di conoscenza così universale. Lo si usa quotidianamente e sul piano di una ricerca ininterrotta. Un tassello essenziale del conoscere, senza il quale non sarebbe più possibile descrivere le nostre esperienze. Sembra impossibile che si possa parlare dell’attività del nostro cervello o delle azioni di un gruppo terroristico senza nominare il termine rete.

giovedì 10 gennaio 2013

La migliore offerta di Tornatore


Comincia con una torta alla crema bisbetica e alle mandorle acide, comincia con un telescopio a rifrazione appartenuto a Galilei e con un ritratto di donna che s’intitola La sete, comincia con uno strano esperto d’arte, Virgil, sui settant’anni che indossa  sempre i guanti e con una giovane  ereditiera, Claire,  che vive nascosta nella sua villa. Lei chiama lui per mettere all'asta  il suo patrimonio e durante le visite per la catalogazione dei mobili e dei dipinti si svilupperà la loro misteriosa conoscenza. È l’ultimo film di Giuseppe Tornatore: La migliore offerta. La migliore offerta è quella che ha reso interessante e ricca la vita di Virgil, le sue aste d’oggetti d’arte sono le più seguite dai collezionisti che non immaginano quanto l’integerrimo e  strano Virgil sia disonesto: grazie a expertise  fasulle e alla complicità di un vecchio amico, infatti, acquista a prezzi ridicoli ritratti di volti femminili che conserva gelosamente nel suo caveau.

mercoledì 2 gennaio 2013

La musica del corpo

È camminare che ti porta le parole, che ti permette di sentire il ritmo delle parole mentre le scrivi nella tua mente. Un piede avanti, poi l'altro piede, il doppio battito di tamburo del tuo cuore. Scrivere incomincia nel corpo, è la musica del corpo, e anche se le parole hanno significato, possono a volte avere significato, è nella musica delle parole che i significati hanno inizio. Siedi alla tua scrivania per scrivere le parole ma nella mente stai ancora camminando, sempre camminando, e quello che senti è il ritmo del tuo cuore, il battito del tuo cuore.
Paul Auster, Diario d'inverno

lunedì 31 dicembre 2012

Futuro-presente


L’incontro era senz’altro organizzato bene, sono gli appunti ad essere scarsi, un mosaico incompleto, con molte tessere che mancano, con molte lacune da immaginare, completare, evidenziare. La parola ubiquità avrà un peso nel 2013, la rete dei cellulari e dei social media, secondo alcuni, ci ha resi ubiqui, ma se siamo in rete non siamo ancor più di prima ognuno al proprio posto con la propria posta nei codici della rete?
La capacità di riscrivere le convenzioni si può apprendere dagli Hunza, un’antica, isolata e longeva popolazione pakistana, o dalla vittoria dell’Uruguay sul Brasile allo stadio Maracanà nel 1950.
Seguono pensieri lenti e veloci, parole turcheggianti come kadirga, nansoma, iktitaf, l’idea di montare e smontare velocemente approdi come gli americani con i porti mobili Mulberry in Normandia. A volte l'ultima parola potrebbe essere no per chi ha detto troppe volte di sí.

lunedì 17 dicembre 2012

Prosecco



Un cinema, le poltrone sprofondate nel buio, il film è Nudo di donna con Nino Manfredi che in una scena cita il Prosecco dell’amico Giuliano Bortolomiol. La libreria in cui si ricorda questa scena è illuminata al neon e attraversata dalla musica. Damiano Visentin scivola sulla fisarmonica come un'onda, al tavolo due scrittori e una manager: Ettore Gobbato autore di Giuliano Bortolomiol, il sogno del Prosecco, Fulvio Ervas con Finché c’è Prosecco c'è speranza, e Elvira Bortolomiol figlia di Giuliano. Due storie, una reale e fantastica, una fantastica e reale. "Un prosecco chiese l’ispettore avvicinandosi al banco. Come lo vuole, tranquillo? Frizzante. Fermentato in autoclave o bottiglia? È lo stesso. L’oste Secondo scosse la testa. L’ispettore appoggiato al bancone, osservava il fondo del flute, immaginando minuscoli esseri che respiravano. Le bollicine salivano formando una spuma, eccitante combinazione di materia." Il fantagiallo di Ervas porta l’ispettore Stucky ad indagare, tra le colline di Valdobbiadene, sullo strano suicidio del conte Ancillotto, ritrovato disteso su una tomba con una bottiglia di champagne tra le mani. Qualche pagina più in là il misterioso omicidio dell’ingegner Speggiorin, direttore del cementificio colpevole di inquinare la terra e le viti.

sabato 1 dicembre 2012

Non esistono delitti perfetti


- Soffro di vertigini, era proprio necessario questo viaggio.
- La tengo io architetto non abbia paura. Guardi, da qui si vedono bene le due anime di Vittorio Veneto, quella che a sud abbraccia la pianura è Ceneda, quella che serra la Val Lapisina a nord è Serravalle. L’ingegner Enrico Forlanini, colletto aperto e cravatta scozzese, teneva sottobraccio l’architetto Santos Dumont con la faccia seminascosta nel paletot nero. Affacciati ad una delle finestre della gondola in alluminio si tenevano i Panama incollati alla testa; Forlanini con la sinistra, Dumont con la destra. Il dirigibile era a circa trecento metri d’altezza, le valvole non segnalavano perdite di pressione, le isoterme e le isòtere si comportavano a dovere, era una bella giornata di settembre del 1911.
- Sorvoliamo la zona di Sant’Andrea, vede quello è uno dei piloni della teleferica dell’Italcementi che collega lo stabilimento con la cava del monte Pizzoc.

lunedì 26 novembre 2012

Magari ci si rivede


La barba di un giorno, i capelli corti e la giacca a vento che quasi gli tocca le orecchie. Parla in friulano con l’amico di fronte, capello gellato, baffetto e pizzo alla D’Artagnan. Guardo le mani, sono mani grandi con la pelle che sembra corteccia, non lavorano al computer di sicuro. Come comincia una conversazione in treno? Di solito con un’affermazione ovvia, Che tempo oggi, Questi treni sempre in ritardo, Che caldo..., eccetera, il repertorio è vasto, i due parlano in friulano, friulano stretto, Siete dell’alto Friuli? Ecco è iniziata più o meno così la conversazione. Lui, faccia tonda, occhi buoni, ha lavorato quarant’anni nelle acciaierie Danieli vicino a Reana, provincia di Udine. In quarant’anni mai fatto un giorno di ferie, pagavano bene, eravamo milleduecento, dei sindacati neanche l’ombra. L’unghia dell’anulare destro non c’è più, non chiedo quale pressa se l’è portata via. Racconta di una fabbrica con venti turni, sabati e domeniche compresi, della fragilità dell’acciaio, dell’efficienza delle macchine Pomini, le costruivano a Milano, della polvere e del fumo, del caldo che ti faceva sudare anche d’inverno, Portavo sempre una doppia maglia di lana, perché davanti avevo il forno ma

domenica 18 novembre 2012

Fulvio Ervas: più mondo ai ragazzi autistici


Accade che a volte le tesi di laurea abbiano la stessa fantasia e leggerezza dei romanzi che scriverai dopo. Accade anche che dopo Follia docente, Commesse di Treviso, la prima avventura dell’ispettore Stucki, Pinguini arrosto, Buffalo Bill a Venezia, Finché c’è prosecco c’è speranza, L’amore è idrosolubile, definito dalla critica un giallo celestiale, ti capiti di scrivere la storia di un altro ma che diventa tua, e di scriverla così bene che diventa un caso letterario e vende 250.000 copie, e la casa editrice Marcos y Marcos esaurisce la carta per far fronte alle richieste, e che arrivi a fare 134 presentazioni in 6 mesi in giro per l’Italia e all’estero. È capitato a Fulvio Ervas, autore di Se ti abbraccio non avere paura e ospite ieri alla Filanda Bortolomiol di Valdobbiadene con i brillanti Alunni del Sile. Una serata trascorsa tra musica, racconti, letture, domande e risposte.
Ha mai pensato che tutta questa pubblicità potesse essere negativa per Andrea? No, gli abbiamo dato più mondo sono convinto che più mondo gli faccia bene, la mia esperienza di insegnante con ragazzi autistici va in questa direzione. Questo libro l’ha cambiata? Dedico meno tempo alla mia famiglia e alla scuola e questo qualche problema può crearlo, ma non vedo l’ora di tornare a scrivere: ho due nuove storie dell’ispettore Stucki da raccontare. Appena succede avrò più tempo anche per il mio orto. Il suo cognome sembra portoghese, in portoghese ervas vuol dire erbe. No è ungherese, siamo arrivati qui 140 anni fa, anche se ormai ce ne siamo un po’ dimenticati. In Italia siamo circa quattrocento. Davvero la sua tesi di laurea s’intitolava La salvaguardia della mucca burlina? Sì, è andata così: quando mi dovevo laureare in scienze agrarie a Padova chiesi una tesi veloce al professor Bittante. Ho proprio quel che fa per te, disse, e mi spiegò che lo studio riguardava la mucca burlina (una specie che si trova solo sul Monte Grappa ndr). Stai attento, però, aggiunse, questa mucca ha un tasso di false gravidanze altissimo, è un dato che va verificato in ogni intervista. Raggiunsi con la mia Cinquecento le stradine del Grappa ma quando chiesi quel dato al primo allevatore mi guardò come per dire: per forza che la nostra agricoltura è in crisi guarda che incompetenti ci sono all’Università. Era uno scherzo: burlino fu il professore.

mercoledì 14 novembre 2012

martedì 6 novembre 2012

Common Ground tra amache e zombie


Quezon City, Filippine, 16 luglio 2012, uno zombiedrago, con piccoli girasoli luminosi piantati nel corpo si aggira nella notte, entra nei negozi, diverte-spaventa la gente e, poi, quando i girasoli si spengono, muore. Lo incontri al padiglione centrale dei Giardini, sei a Common Ground, la mostra internazionale di architettura che chiude il 25 novembre. Il film di cui ti parlavo è di Khavn De la Cruz, wikipedia dice che è il padre del filmaking digitale filippino. Khavn (http://khavn.com/) ha risposto all’appello di Olafur Eliasson (http://www.olafureliasson.net/index.html) artista danese che ha lanciato il progetto Little Sun (http://films.littlesun.com/), una lampada con la silhouette del girasole alimentata da un pannello solare che le dà un’autonomia di 5/6 ore.

mercoledì 31 ottobre 2012

Una sera al Golden


Allora è andata così, che io al Golden ci dovevo andare col Loris, ma poi il Loris non si è più fatto vivo, l’sms non me l’ha mandato, e io non ci pensavo più, così quando sono in macchina, che piove e sono un po’ stanco perché è stata una di quelle giornate che, mi chiama Ale e ridendo mi dice guarda che sono al Golden stasera, passa dopo, come fai a dire di no, va bene passo, sto mezzora e poi ciao, è che quando arrivo suonano proprio musica divertente al Golden, anche i tipi che la suonano sono divertenti, non le solite canzoni dei  Nomadi, niente De Andrè, finalmente, però all’inizio non li ascolto tanto, sono lì al tavolo che parlo con Giorgio, sì perché c’era anche Giorgio, e la Vale, e Ale, e anche e un paio di sue amiche, però poi a un certo punto il cantante dice Quelli che sono amici di Loris alzino la mano,

domenica 28 ottobre 2012

L'ora legale


“Il giorno in cui sta per scattare l’ora legale, o solare.
Perché non si capisce mai se questa volta scatta l’ora solare al posto della legale, o quella legale al posto della solare.

giovedì 18 ottobre 2012

I segreti di Venezia


 Canal Grande visto dall’alto ha la forma di un serpente, simbolo del peccato ma anche della conoscenza, o la forma di un drago, maschera dell’ignoto, di quella che Jung chiamava Ombra, un drago la cui testa è l’isola di San Giorgio. La scena che torna alla memoria è quella dipinta in una tela di Vittore Carpaccio, che si trova nella chiesa dalmata di San Giorgio degli Schiavoni: San Giorgio in sella al suo cavallo affronta il drago frontalmente, la sua lunga lancia penetra dall’alto verso il basso nella bocca del mostro alato. Sul terreno giacciono corpi mutilati e teschi, in prospettiva un paesaggio collinare, le 
architetture di una città ideale su una baia fanno da sfondo alla principessa che prega.